1972. E’ il giorno del 17esimo compleanno di Mari Collingwood e la giovane sceglie di festeggiarlo andando ad un concerto rock con la sua amica Phyllis.

Insieme decidono di rendere un pizzico più speciale la serata con un pò di marijuana e proprio mentre sono in cerca dell’erba si imbattono in Junior, complice di due temibili quanto folli evasi, Krug e Fred. Per le due giovani sarà l’inizio di un terribile incubo.

Così esordisce Wes Craven dietro la macchina da presa del suo primo film, L’ultima casa a sinistra (The last house on the left) nel 1972 spiazzando pubblico e critica con una pellicola estremamente violenta e brutale.

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Non violenza gratuita come spesso si è detto e non è neanche lo stesso binario di quella cui ci hanno abituato i vari Hostel e Saw, così volutamente cruda, così spiattellata in primo piano.

Craven ci mostra sì una situazione insopportabile, ma lo fa con uno stile quasi documentaristico: si sposta da una parte all’altra della scena, ci fa vedere dei particolari, a volta si allontana e ci lascia con le urla strazianti delle protagoniste, ci fa credere che tutto sia finito, poi riprende ancor più violentemente.

Ma non è solo con la brutalità che Craven vuole sconvolgerci: rimaniamo di stucco nel vedere le reazioni delle due ragazze, che mai avrebbero pensato di trovarsi in una situazione simile. Mentre Phyllis si trova circondata da quelli che da lì a poco saranno i suoi aguzzini, vediamo anche una Mari congelata, pietrificata di fronte alla porta, incapace di alzare un braccio ed aprirla mettendo fine all’incubo.

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Anche quando, più avanti, si creerà l’occasione di fuggire e di raggiungere la sua abitazione, che è “solo al di là della strada”, Mari sarà incapace di fare la scelta più ovva – fuggire senza mai voltarsi – ma cercherà invece di stabilire un qualche legame con Junior nella speranza di convincerlo ad accompagnarla. Scelta che ovviamente si rivelerà fatale.

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Se la prima parte, oltre a lasciarti senza fiato, è anche estremamente credibile, nella seconda parte del film questa componente non c’è.

I quattro, dopo aver abbandonato le giovani nel bosco, cercano riparo nella casa più vicina, proprio la casa di John ed Estelle Collingwood, padre e madre della giovane Mari.

Come vi dicevo la parte che risulta decisamente poco credibile inizia quando i tranquilli coniugi scoprono quello che i quattro aguzzini a cui stanno dando ospitalità sono le stesse persone che hanno distrutto la vita della loro figlia.

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In quel momento, anziché dare sfogo al loro istinto animale, i due, irrealisticamente troppo lucidi di fronte ad una tale scoperta, si mettono a pensare a come farli fuori: vediamo così il dottor Collingwood piazzare una serie di trappole in giro per la casa, mentre la signora Collingwood si apparta con uno dei mostri, gli lega le mani e ed inizia su di lui una fellatio mortale. Non era forse più semplice armarsi di ascia, coltelli e quant’altro?

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In tutto ciò questi momenti di violenza sono alternati alle assurde avventure dei due poliziotti del paese, i classici ingenui agenti di montagna che non vedono al di là del proprio naso.

Mai tagline fu più appropriata come in questo caso: per evitare di svenire, continua a ripeterti “è solo un film, è solo un film…”

Voto: 7

Titolo originale: The Last House on the Left
Titolo italiano: L’Ultima casa a sinistra
Anno: 1972
Paese: USA
Durata: 91 minuti (versione non censurata)
Regia: Wes Craven
Produttore: Sean S. Cunningham
Interpreti: Sandra Cassel, Lucy Grantham, David Hess, Fred J. Lincoln, Jeramie Rain, Marc Sheffler, Gaylord St. James, Cynthia Carr
Fotografia: Victor Hurwitz
Montaggio: Wes Craven
Effetti speciali: Troy Roberts
Musiche: Roy Webb

Disponibile in DVD edito da Sony Pictures Home Entertainment, acquistabile qui.

Nota: è in uscita il remake, per la regia di Dennis Iliadis.

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