Dopo i cannibali non troppo spaventosi di The Washingtonians, il dodicesimo episodio della seconda stagione di Masters of Horror, torniamo sull’argomento con l’interessante Dying Breed, di cui vi abbiamo parlato non molto tempo fa.

Dopo Wolf Creek e Black Sheep l’Australia ha messo a segno un altro colpo con questo Dying Breed, presentato all’ultimo After Dark Horrorfest e diretto da Jody Dwyer.

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Punto di collegamento tra l’incipit e il resto del film, tra passato e futuro, è il cannibale Alexander Pearce, detto anche Pieman, fuggito da una prigione di massima sicurezza dell’Impero Britannico nel 1822 ed arrestato qualche mese dopo.

Durante quel periodo – così racconta la storia, vera e documentata – Pearce è sopravvissuto cibandosi degli altri sette fuggitivi che si erano uniti a lui.

Torniamo nel presente e seguiamo la ricercatrice Nina nel suo viaggio nelle foreste della Tasmania Occidentale alla ricerca di qualche esemplare di Tilacino (Thylacinus cynocephalus) o Tigre della Tasmania, un grande marsupiale carnivoro estinto ormai da qualche decennio.

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Con lei arrivano anche il suo fidanzato Matt – interpretato dall’attore e sceneggiatore di Saw Leigh Whannell – e una coppia di amici, Jack e Rebecca, che vuole invece trascorrere qualche giorno di relax.

Nella prima parte del film il regista tende ad enfatizzare l’isolamento dei protagonisti: il loro viaggio sembra non terminare mai e le persone che incontrano sul loro cammino sono sempre di meno. La penultima tappa è uno sperduto villaggio in cui vivono eccentrici personaggi, che spaventano non poco i protagonisti e lo spettatore.

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Ma, come dicevo, il peggio deve ancora arrivare: dopo un’accoglienza non proprio festosa, i quattro ragazzi lasciano il villaggio e si addentrano nella foresta. Qualcuno o qualcosa li sta osservando, sembra interessato a loro, o meglio, alla loro carne. La memoria di Pieman sembra essere ancora viva e vegeta.

Ed è qui che prende il via la seconda parte di Dying Breed, fatta di inseguimenti – i giovani seguono le tracce del Tilacino, qualcun altro segue le loro -, trappole, smembramenti e getti di sangue, ma soprattutto una buona dose di suspense che ti tiene incollato alla sedia.

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Fatta eccezione per il personaggio di Jack – che desideriamo veder morire quanto prima, tanto è fastidioso – gli altri sono ben delineati e permettono una facile identificazione. Ben lontani dagli stereotipi del genere, seguiamo volentieri le loro avventure e soffriamo con loro quando le cose non vanno come previsto.

Forse è proprio questo il punto di forza del film, la sceneggiatura ben costruita e quasi mai banale, condita da ottime scene splatter e da un finale non troppo scontato. Quando pensi di sapere cosa sta per succedere, il film prende un’altra direzione e ti spiazza.

Dove finisce la leggenda e comincia la realtà? A cosa si è disposti pur di mantenere un segreto?

Non un capolavoro, certo, ma un film decisamente godibile e spaventoso/disgustoso al punto giusto, che non ha nulla da invidiare a Wolf Creek e simili.

Voto: 6 1/2

Consigliato a chi ha apprezzato: Wolf Creek, Wrong Turn

Titolo Originale: Dying Breed
Paese: Australia
Anno: 2008
Regia: Jody Dwyer
Sceneggiatura: Jody Dwyer and Rod Morris and Michael Boughen
Interpreti: Nathan Phillips, Leigh Whannel, Mirrah Foulkers, Melanie Vallejo, Bille Brown, Peter Docker, Brendan Donoghue
Durata: 91 minuti circa

Nota: la pellicola è uscita di recente in DVD sia in Australia che negli Stati Uniti. Al momento non è purtroppo prevista una sua uscita nelle sale italiane, ma qualche notizia al riguardo dovrebbe giungere nelle prossime settimane. Tornate a trovarci.

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