Presentato con grande successo al recente Festival Di Cannes, Drag Me To Hell è stato definito dalla critica e dal pubblico come un “ritorno in grande stile del maestro Raimi al genere horror“, “un film in cui non manca davvero nulla, pieno di scene terrificanti“, “Raimi è riuscito perfettamente a bilanciare horror e humor e a creare un cattivo che sia veramente spaventoso riuscendo a scrivere una buona storia” e molto altro sempre con questo tono di soddisfazione.

Purtroppo per noi quello che si preannuncia come uno degli horror più terrificanti di questa stagione – a proposito, qual è stato il più spaventoso di quella precedente? – uscirà in mezzo mondo tra il 29 maggio e il 21 agosto, ma di una data italiana nemmeno a parlarne. In compenso i distributori italiani hanno deciso di far uscire due film come S.Darko, pessimo sequel del capolavoro diretto nel 2001 da Richard Kelly, Donnie Darko, e The Uninvited, remake statunitense dello spaventoso Janghwa, Hongryeon, film coreano uscito in Italia col titolo Two Sisters. Ma questa è un’altra storia.

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Dopo le dichiarazioni di Raimi che vi abbiamo segnalato un paio di mesi fa, il regista torna a parlare del suo film e lo fa sulla pagine di Dread Central, dove spiega la sua intenzione di dare una nuova visione dell’horror, come aveva già fatto in passato con La Casa.

La mia intenzione era quella di raccontare una storia diversa da quelle che vediamo in questo periodo nei vari film horror in uscita. Una storia differente, ma utilizzando elementi noti che io, come fan, vorrei vedere quando guardo un horror. Il mio lavoro come regista è quello di intrattenere il pubblico e dargli qualcosa che non ha mai sperimentato prima.

Prendiamo ad esempio il personaggio di Christine, che all’inizio del film crede di essere una persona buona e alla fine si rivela un personaggio deplorevole, difficile da guardare. Il pubblico inizialmente si identifica in lei, ma non appena si parla di promozione sul posto di lavoro, Christine pecca di avidità e sbatte l’anziana signora fuori di casa, nascondendosi dietro le regole della banca.

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Ma questo, per Raimi, non era sufficiente:

Volevo che il pubblico fosse costretto a decidere insieme a lei: tutti riteniamo di essere delle brave persone, ma la verità è che  siamo tutti peccatori alla prima occasione. C’è questa donna vecchia e brutta da vedere e il pubblico, come Christine, non vuole far altro che liberarsi di lei. Quando i primi sintomi della maledizione iniziano a manifestarsi, tu sai che quella cosa non è soltanto per Christine, ma anche per te. Alla fine siamo tutti responsabili delle nostre azioni.

Quello che emerge, o che comunque era nelle intenzioni di Raimi, è che se dobbiamo individuare un personaggio cattivo, quello è sicuramente la protagonista, Christine.

Ok, forse la punizione è un po’ eccessiva, ma Christine merita quello che le è capitato, non è affatto un personaggio buono, positivo.

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Come avrete capito dalle dichiarazioni del regista, e come vi abbiamo già detto in passato, il punto di partenza di Drag Me To Hell è l’ufficio prestiti dove lavora la giovane Christine: di fronte all’insistente richiesta di una misteriosa donna, la giovane si vede costretta ad ordinarne lo sfratto, non sapendo minimamente con chi ha a che fare. L’anziana, infatti, per vendicarsi lancia contro Christine un’antica maledizione, che trasforma la sua vita in un proprio inferno.

Titolo originale: Drag me to hell
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Ivan Raimi, Sam Raimi
Produzione: Ghost House Pictures, Buckaroo Entertainment
Distribuzione: Universal Pictures
Interpreti: Alison Lohman, Justin Long, Jessica Lucas, Lorna Raver, David Paymer, Adriana Barraza, Fernanda Romero, Reggie Lee
Sito ufficiale: dragmetohell.net

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